Metafore degli organi esterni

METAFORE DEGLI ORGANI ESTERNI

 

Schiena

La schiena è l’area dell’appoggio ed è legata alle nostre convinzioni relative al sostegno che ci viene dagli altri e dalle circostanze; in generale, rappresenta la misura in cui ci sentiamo appoggiati dalla vita. Un forte dolore alla schiena è la metafora del sentirsi poco aiutati dalla vita. Tutti i problemi alla schiena sono legati al concetto di sostegno. Il nostro rapporto con il mal di schiena è curioso, perché ci capita molto spesso di dire: “Oggi ho tanto mal di schiena”, come se questo dolore fosse qualcosa di intermittente, che va e viene, e fosse legato solo a delle cause fisiche. La forza della vita, l’energia vitale o kundalini, è presente in tutti i corpi e sale dalla base della colonna vertebrale. Se non ci sono blocchi, questa energia vitale fluisce fino alla testa, che costituisce il punto di integrazione che si connette al divino tramite la sommità del cranio. Man mano che sale, diventa sempre più raffinata. Puoi notare il punto in cui si blocca la kundalini, perché è la zona che ti dà disturbi. Se immaginiamo la colonna vertebrale come una sorta di canale o di tubo attraverso cui passa l’energia, capiamo che le nostre convinzioni, resistenze e paure sono ciò che ostacola e impedisce completamente il passaggio di energia. La zona che ti fa male ti da una traccia per permetterti di scoprire in cosa consistono le tue resistenze. La respirazione consapevole, che è il primo alimento dell’anima, è la base per riuscire a canalizzare il passaggio dell’energia grezza. Nella schiena si distinguono tre zone a seconda dell’area della vita colpita: la parte inferiore, quella centrale e quella superiore.

 

Parte inferiore della schiena

La zona inferiore rappresenta i bisogni primari: sopravvivenza, lavoro, aggressione, convinzione di non essere in grado di far fronte alle nostre necessità fondamentali nell’ambito fisico e materiale, carenze a qualunque livello e in rapporto agli altri. I problemi in questa zona indicano dei punti di vista limitati sul modo in cui il nostro lavoro si armonizza con la nostra vita per quanto riguarda gli aspetti economici, gli impegni e l’ambiente familiare. Lamentarsi è una manifestazione di impotenza che non serve a nulla; anzi, rafforza il problema e non aiuta a trovare una soluzione. La mancanza di denaro non dà luogo al dolore alla schiena; sono le convinzioni legate alla mancanza di denaro che possono crearlo. La kundalini, l’energia vitale, sale dalla base della colonna vertebrale fino alla sommità del cranio. I problemi alla base della colonna stanno a significare che il modo in cui interpretavi il mondo e te stesso è cambiato e ora hai bisogno di ampliare il tuo orizzonte per permettere all’energia vitale, che si è resa disponibile in quantità maggiore, di scorrere. I colpi al coccige sono una sorta di esplosione della kundalini e indicano che il nuovo livello di energia ha bisogno di uno spazio più ampio, di un passaggio più agevole. Infatti, i tubi e i canali vecchi sono diventati troppo stretti e l’energia non può passare; allora si producono queste esplosioni nel coccige, che bruciano come un fuoco. Il dolore è la metafora di un nuovo livello di energia che ha bisogno di essere riconosciuto e incluso nella nostra vita.

 

Parte centrale della schiena

La zona centrale rappresenta la parte emotiva, il sentirci appoggiati dalle persone a cui teniamo: le convinzioni sul fatto che ci amino, che ci apprezzino e che ci diano valore a livello sentimentale. Questa zona è la parte più piacevole e morbida della schiena, perché si trova dietro il cuore e i polmoni. Le emozioni, infatti, sono il motore della vita. Un esempio di ciò che potrebbe provocare un dolore in questa zona è che una persona a cui teniamo ci critichi per qualcosa che abbiamo fatto e, siccome ci identifichiamo con le nostre azioni, prendiamo la critica come una valutazione personale. Quando qualcuno ci critica non vuol dire che ci disapprova o che non ci vuole bene, ma solo che non è d’accordo con una determinata cosa che abbiamo fatto. Una soluzione potrebbe essere: “Qualunque cosa tu faccia, ti vorrò sempre bene allo stesso modo”. Ma torniamo al problema dell’accettazione di sé. Quando qualcuno dà un giudizio su di noi di solito lo prendiamo molto sul serio, indipendentemente dal fatto che sia favorevole o contrario, come una lode o una pugnalata. In momenti come questi è importante ricordare che non è l’altra persona a dare un significato positivo o negativo a ciò che dice, ma siamo noi a scegliere, consapevolmente o meno, di reagire in una determinata maniera. Inoltre in questa zona si manifesta il nostro bisogno di controllare le persone la cui approvazione è molto importante per noi (le loro azioni, i loro comportamenti, i loro sentimenti) con l’intenzione che ci dimostrino quanto ci vogliono bene.